Il peso economico mondiale della sedentarietà

La rivista di medicina generale indipendente The Lancet ha recentemente pubblicato uno studio che mostra la prima stima globale del peso economico dell’inattività fisica.
A cura di Rita Cesarini
       
The Lancet, rivista di medicina generale indipendente che tratta ogni aspetto della salute umana e vanta una copertura internazionale, ha pubblicato nel 2012 la sua prima serie di articoli sull’attività fisica, conclusasi con l’evidenza che l’inattività rappresenta un fattore di rischio per le malattie croniche rilevante quanto l’obesità e il fumo.
La seconda serie è stata pubblicata nel 2016 e ha messo in evidenza i progressi nella ricerca epidemiologica, strategie di intervento e azioni politiche.
I documenti mostrano anche i risultati di una corposa analisi riguardante gli effetti dei comportamenti sedentari e dell’attività fisica sulla salute e contengono la prima stima globale del peso economico della sedentarietà.

Il peso economico dell’inattività fisica
Recentemente il Lancet ha pubblicato proprio i dati del carico monetario legato all’inattività fisica che grava, a livello globale, sull’economia. L’analisi ha mosso i suoi passi dalla constatazione che la sedentarietà sia legata a una serie di malattie croniche e malattie in grado di condurre a una morte precoce l’individuo che ne è affetto. Nonostante questa consapevolezza, però, il peso economico di tali malattie non è mai stato quantificato chiaramente.
La ricerca è stata quindi avviata allo scopo di delineare questo preciso onere sull’economia globale poiché la sua conoscenza potrebbe contribuire attivamente a organizzare in modo migliore le risorse e a implementare i livelli di attività fisica in tutti i paesi del mondo.
I costi sulla sanità, la perdita di produttività e il DALY (Disability-Adjusted Life Year, ovvero la misura della gravità di una malattia espressa come il numero di anni persi a causa della malattia stessa) imputabili all’assenza di attività fisica sono stati stimati con metodi standardizzati, utilizzando dati relativi a 142 paesi, rappresentanti complessivamente il 93,2% della popolazione mondiale.

I risultati dell’analisi
I risultati emersi parlano chiaro.
La sedentarietà è costata al sistema sanitario globale 53,8 miliardi di INT$ nel 2013, dei quali 31,2 miliardi sono stati pagati dal settore pubblico, 12,9 miliardi dal settore privato e 9,7 miliardi dai nuclei familiari.
I decessi legati alla all’inattività fisica hanno portato a 13,7 miliardi di perdite in termini di produttività e la sedentarietà è stata anche la causa di 13,4 milioni di DALY in tutto il mondo.
I Paesi più ricchi si trovano a dover sostenere una quota maggiore di oneri economici: l’80,8% dei costi sanitari e il 60,4% dei costi indiretti legati all’inattività. I Paesi meno abbienti, invece, hanno registrato un tasso di DALY più incidente, pari al 75% dei DALY complessivi.
Da questi dati emerge chiaramente il peso economico mondiale dell’inattività fisica, un peso che deve essere uno stimolo per un intervento urgente, a livello globale, per trovare una strategia attiva finalizzata a ridurre sensibilmente le malattie legate alla sedentarietà.
         
Per maggiori informazioni potete consultare la ricerca pubblicata su The Lancet
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